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Corso per HACCP in Toscana: normativa, formazione e attestato

Per fare chiarezza su tutti gli obblighi normativi in materia di HACCP e sfatare i dubbi più comuni, intervistiamo la dott.ssa Giorgia Cazzorla, professionista specializzata in sicurezza nei luoghi di lavoro e igiene alimentare, con solida formazione accademica e tecnica, la quale risponderà alle domande più frequenti in tema di normativa, formazione e attestato HACCP.

Dottoressa, che cos'è il corso HACCP e quanto dura?

HACCP è l’acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points, cioè Analisi dei Pericoli e Punti Critici di Controllo. In parole povere, è un sistema di sicurezza alimentare rigoroso e preventivo.

Serve a garantire che il cibo sia sempre sicuro da consumare, abbattendo i rischi di contaminazione chimica, fisica o biologica lungo tutta la filiera, dalla produzione fino alla vendita al dettaglio. E’ obbligatorio per tutte le attività che lavorano con alimenti, come ristoranti, bar, supermercati e industrie alimentari.

Il cuore di questo sistema si concretizza nella stesura di un manuale HACCP aziendale. Tuttavia, le regole scritte non bastano; serve la formazione. La durata del corso HACCP non è fissa, varia in base alle responsabilità e al rischio delle mansioni svolte, e va da un minimo di 2 ore fino a un massimo di 10 ore, secondo i dettami delle ultime normative regionali.

Quali sono le nuove normative HACCP in Toscana?

La formazione HACCP in Toscana ha subìto un profondo rinnovamento con la Delibera della Giunta Regionale n. 540 del 6 maggio 2024, che ha definitivamente sostituito le vecchie DGR 559/2008 e 24/2000. La nuova normativa attua i regolamenti europei (CE 852/2004 e 853/2004) e introduce nuove linee guida per la formazione HACCP degli alimentaristi. In pratica non cambia il sistema HACCP in sé, ma cambia come devono essere formati e aggiornati gli operatori.

Il nuovo corso per HACCP oggi è organizzato a moduli componibili:

  • Addetti livello 1 (mansioni semplici): minimo 2 ore (Modulo A).
  • Addetti livello 2 (mansioni più complesse): minimo 6 ore (Modulo A + Modulo B).
  • Responsabili/titolari/preposti (OSA): minimo 10 ore (Modulo A + Modulo C).

I responsabili HACCP formati con la vecchia normativa devono fare un aggiornamento di 4 ore (Modulo C unità formativa 2) con scadenza maggio 2026.

Quanto tempo rimane valido l'attestato HACCP?

In base alla legislazione della Regione Toscana, l’attestato HACCP ha una validità stabilita di 5 anni dalla data del suo rilascio.

È un arco temporale adeguato, ma è fondamentale che le aziende tengano un registro delle scadenze dei propri dipendenti: allo scadere del quinquennio, il documento non è più valido e il lavoratore non è legalmente idoneo a manipolare gli alimenti finché non viene rinnovato.

L'aggiornamento della formazione HACCP è obbligatorio?

Sì, è obbligatorio; la nuova Delibera Regionale ha introdotto delle novità: oggi, l’obbligo di aggiornamento quinquennale prevede un corso di minimo 3 ore ed è rivolto esclusivamente agli Addetti di Livello 2 e ai Responsabili (OSA).

La grande semplificazione riguarda gli Addetti di Livello 1, cioè chi svolge mansioni semplici: per loro, l’aggiornamento non è più obbligatorio. Una volta frequentato il modulo base iniziale, sono in regola a tempo indeterminato, a patto che non cambino mansione aziendale passando a un livello di rischio superiore.

Chi è esonerato dal corso HACCP?

La normativa toscana HACCP prevede due macro-casistiche per gli esoneri, che possono essere parziali o totali.

Esonero parziale

La prima riguarda chi non manipola direttamente gli alimenti aperti. Parliamo di camerieri di sala, lavapiatti, addetti alle pulizie, cassieri del supermercato o autisti logistici. Queste figure godono di un esonero parziale: devono frequentare esclusivamente il Modulo A di 2 ore sulle basi dell’igiene e, come dicevamo prima, non avranno mai l’obbligo di aggiornamento.

Esonero totale

La seconda casistica riguarda chi possiede titoli di studio o formazioni pregresse riconosciute. Chi ha frequentato l’Istituto Alberghiero, possiede diplomi o lauree in materie tecnico-scientifiche (come tecnologie alimentari, agraria, biologia) oppure ha superato corsi abilitanti professionali come il SAB (l’ex REC), è esonerato dal rifare la formazione base.

Cosa le piace di più dell’essere docente HACCP?

Una delle cose che amo di più nel tenere un corso per HACCP è sapere che le informazioni che trasmetto aiutano concretamente a prevenire contaminazioni e rischi per la salute. Sento una forte responsabilità, ma percepisco anche un’utilità reale: il mio obiettivo non è semplicemente far prendere un attestato HACCP tanto per mettere in regola l’azienda, né far recitare a memoria le procedure scritte su un manuale HACCP. Quello che insegno è un sistema che protegge le persone ogni giorno, non è mai teoria fine a se stessa.

Inoltre ho la possibilità di avere a che fare con realtà diverse, esperienze pratiche e domande concrete. Non esistono corsi identici! Posso trovarmi a formare l’esigente brigata di un ristorante gourmet o gli addetti di una grande mensa. Questo mi porta a cambiare continuamente esempi, problemi e approcci.

Spiegare concetti tecnici (contaminazione crociata, punti critici di controllo, ecc) in modo semplice è una sfida per me, ma anche una delle parti più gratificanti.

Ci sono stati momenti “divertenti” durante una lezione che ci vorrebbe dire?

A tal proposito mi viene in mente un aneddoto capitato durante uno dei miei corsi HACCP. Stavo spiegando l’importanza di evitare la contaminazione crociata mostrando due taglieri: uno per la carne cruda e uno per le verdure. Ad un certo punto chiedo:“Quindi, se taglio il pollo crudo su questo tagliere posso usarlo subito dopo per l’insalata?” In aula calò un silenzio glaciale. Tutti si guardavano intorno, finché uno dei partecipanti rispose:”Certo, basta soffiarci sopra!”

Questo fa capire quanto la teoria a volte si scontra con abitudini difficili da cambiare.

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