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Sintomi stress lavoro correlato: quali sono e come intervenire

Il mese di settembre, per molte lavoratrici e lavoratori, coincide con il termine delle ferie estive e il rientro a lavoro. Sinonimo, dunque, di ripartenza del solito tran tran, con la conseguente ripartenza del vortice dello stress. Termine, quest’ultimo, che viene usato come sinonimo di stanchezza cronica, ansia e disagio legato al lavoro. Vediamo allora meglio cosa si intende con il termine stress lavoro correlato, quali sono i sintomi e come intervenire per gestirli, sia come lavoratori sia come Datori di Lavoro.

Cosa si intende per stress

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, per stress si intende “la risposta psicologica e fisiologica che l’organismo mette in atto nei confronti di compiti, difficoltà o eventi della vita valutati come eccessivi o pericolosi. La sensazione che si prova in una situazione di stress è di essere di fronte ad una forte pressione mentale ed emotiva”.

Di fronte a delle richieste che arrivano dall’esterno, il nostro corpo risponde per fronteggiare quanto richiesto, il tutto per poter raggiungere un nuovo equilibrio omeostatico.

Eustress e Distress: le differenze

Lo stress di per sé non è sempre negativo. Anzi, se gli stimoli e le richieste che provengono dall’ambiente rientrano in un range tollerabile si parla di EUSTRESS: una tipologia di stress che ci permette di migliorare e metterci in gioco. Qualche esempio? Pensiamo alle emozioni del primo giorno di un nuovo lavoro o la sensazione prima di una gara.

Il problema si ha invece nel momento in cui le richieste che riceviamo dall’esterno sono continuative e senza soluzione di continuità. In questo caso si parla di vero e proprio DISTRESS. Pensiamo a ciò che possiamo provare quando siamo oberati di impegni in maniera continuativa, senza aver mai il tempo di riposare per ricaricare le pile.
Quello di cui tratteremo nel dettaglio in questo articolo è dunque proprio il fenomeno del distress e di quella che può diventare una vera e propria sindrome.

Stress prolungato: la Sindrome Generale di adattamento

La Sindrome Generale di Adattamento (GAS), teorizzata da Hans Selye, descrive la risposta specifica dell’organismo a fattori stressanti prolungati, fisici o psicologici. Si manifesta in tre fasi: allarme, resistenza ed esaurimento, e rappresenta un tentativo di mantenere l’omeostasi.
La prima fase, quella dell’allarme, è quella immediata: fisiologicamente il nostro corpo inizia a produrre cortisolo e adrenalina, ormoni necessari per poter fronteggiare le richieste poste e poter quindi reagire ai fattori di stress (definiti Stressor).

Nella fase di resistenza, ossia nella seconda fase, l’organismo cerca di adattarsi allo stress e da un punto di vista fisiologico continua a produrre cortisolo, aumentano i battiti cardiaci e la pressione arteriosa.
Infine subentra l’esaurimento, fase nella quale l’organismo ha esaurito le risorse. Se la persona non si concede in questa fase una pausa per ricaricare le proprie energie, si ha affaticamento (con conseguente minore concentrazione), calo delle difese immunitarie e maggiore incidenza delle malattie.

Cosa è lo stress lavoro correlato

Abbiamo visto cosa si intende per stress, adesso invece analizziamo il concetto di stress legato agli ambienti di lavoro, appunto: stress lavoro correlato. Un fenomeno che ha conseguenze che ricadono non solo sul lavoratore, ma anche sull’organizzazione stessa.

Con l’accordo europeo dell’8 ottobre 2004 sullo Stress Lavoro Correlato proprio nel primo articolo leggiamo che “Lo stress da lavoro è considerato, a livello internazionale, europeo e nazionale, un problema sia dai datori di lavoro che dai lavoratori (…) Lo stress, potenzialmente, può colpire in qualunque luogo di lavoro e qualunque lavoratore, a prescindere dalla dimensione dell’azienda, dal campo di attività, dal tipo di contratto o di rapporto di lavoro. (…) Considerare il problema dello stress sul lavoro può voler dire una maggiore efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme”.

I sintomi da stress lavoro correlato

La definizione di stress data poi in questo accordo è emblematica: “lo stress è uno stato, che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali che consegue dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti”.
Se, infatti, la mia organizzazione di lavoro mi sottopone a carichi intensi di lavoro, probabilmente aumenterà il mio nervosismo e diminuirà la mia capacità di collaborazione e cooperazione con i colleghi.

Vediamo allora quali possono essere i sintomi dello stress lavoro correlato, grazie a quello che può essere definito “Identikit dello lavoratore stressato”:

    • Comportamentali: insicurezza, indecisione, riduzione della capacità di giudizio, difficoltà nei rapporti interpersonali, aumento dell’aggressività.
    • Psicologici: riduzione dell’attenzione e della concentrazione, irritabilità, ansia, crisi depressive, pessimismo.
    • Fisici e Psicosomatici: disturbi dell’apparato gastroenterico, cardiocircolatori, respiratori, locomotori e del sonno.

Lo stress è una fonte di rischio anche per l’azienda, con effetti su prestazione e produttività del personale, incidenti da errore umano, turnover del personale, assenteismo.

Infatti nelle aziende in cui è presente un alto livello di Stress si riscontra anche un aumento dell’incidenza di infortuni, errori e calo di produttività. Risulta logico che sia interesse anche del Datore di Lavoro monitorare la possibile insorgenza del rischio, in modo da poterlo prevenire e mettere in atto in maniera tempestiva le misure di controllo. Questo ci conduce quindi alla prossima domanda…

La valutazione del rischio stress da lavoro correlato è obbligatoria?

Questa è una delle domande che ci vengono poste più spesso, forse perché lo Stress Lavoro correlato non viene percepito come REALE rischio all’interno di una azienda. È invece fondamentale ricordare che la valutazione del rischio stress lavoro correlato è obbligatoria in tutte le aziende, indipendentemente dal numero di dipendenti. I riferimenti normativi sono contenuti nel D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), in particolare: Art. 28, comma 1 – La valutazione dei rischi deve includere anche quelli relativi allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004.

Questo, dunque, per il Datore di lavoro comporta l’obbligo di valutare e documentare il rischio stress lavoro-correlato nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Inoltre, il Datore di lavoro in maniera periodica deve analizzare e valutare i possibili campanelli d’allarme e mettere in atto azioni di miglioramenti riguardanti anche una migliore gestione del tempo e dei rapporti umani.

Ci sono varie linee guida per la realizzazione della valutazione, la più utilizzata è quella prodotta dall’Inail. In questa linea guida è prevista la realizzazione di una valutazione su due fasi: la valutazione preliminare (sempre obbligatoria) e la valutazione approfondita. Andiamo nel dettaglio.

Qual è la prima fase nella valutazione dello stress lavoro-correlato

La prima fase nella valutazione dello stress lavoro-correlato è chiamata valutazione preliminare e si basa sull’analisi di indicatori oggettivi, verificabili e documentabili. Gli ambiti di analisi sono generalmente tre:

Indicatori di contesto lavorativo

  • Organizzazione del lavoro (turni, carichi, orari)
  • Ruoli e responsabilità chiari o ambigui
  • Cambiamenti aziendali rilevanti (es. ristrutturazioni, fusioni)
  • Grado di autonomia o controllo sul lavoro

Indicatori di contenuto del lavoro

Carico mentale e fisico
Ripetitività delle mansioni
Compatibilità tra risorse disponibili e richieste del lavoro

Eventi sentinella (indicatori oggettivi):

  • Tassi di assenteismo
  • Infortuni o near miss (mancati incidenti)
  • Turnover elevato
  • Segnalazioni di disagio (formali o informali)

Questa analisi serve a capire se ci sono evidenze di rischio stress sul piano organizzativo e gestionale, e se è necessario passare alla fase successiva della valutazione approfondita.

Nel caso in cui non emerga alcun rischio rilevante, si procede a segnalarlo nel DVR e si prosegue con monitoraggi periodici. Al contrario, se l’analisi rileva la presenza di rischio significativo, allora si avviano misure correttive e/o si passa alla valutazione approfondita, coinvolgendo i lavoratori.

La valutazione preliminare è sempre obbligatoria mentre quella approfondita lo diventa SOLO nel caso in cui la valutazione preliminare sia positiva. Il consiglio che ci permettiamo però di dare è che se il Datore di Lavoro vuole davvero prevenire i possibili rischi derivanti dallo Stress Lavoro Correlato, anche in caso di valutazione preliminare negativa, sarebbe bene coinvolgere i lavoratori e collaborare insieme alla creazione di ambiente in cui si possa raggiungere un reale benessere organizzativo.

Gestione stress lavoro correlato

Come detto, lo stress lavoro correlato deve essere gestito sia dal singolo lavoratore sia dall’organizzazione. Se, infatti, solo il lavoratore cerca di fare un percorso personale di gestione dello stress, ma non ci sono cambiamenti significativi all’interno dell’organizzazione, gli esiti potrebbero essere diversi. Da una parte, il rischio di ottenere un semplice effetto palliativo e provvisorio, per poi tornare nel vortice negativo innescato dall’organizzazione.

Dall’altra parte, il lavoratore si rende conto del proprio disagio, capisce che non può da solo cambiare la propria organizzazione e si licenzia. Oppure, come sempre più spesso succede, si innesca il fenomeno del “quiet quitting”, traducibile come “dimissioni silenziose” o “abbandono silenzioso”. In sostanza il dipendente, pur non lasciando formalmente il proprio lavoro, riduce drasticamente il suo impegno, limitandosi a svolgere solo le mansioni essenziali previste dal contratto, senza extra, straordinari o eccessivo coinvolgimento, facendo il minimo indispensabile.

La gestione dello stress deve quindi partire dal Datore di Lavoro, che – anche ai sensi dell’art. 28 D.Lgs 81/08 – deve svolgere la valutazione periodica dello Stress Lavoro Correlato con analisi e valutazione dei possibili campanelli d’allarme, mettendo in atto azioni di miglioramenti riguardanti anche una migliore gestione del tempo e dei rapporti umani sul luogo di lavoro.

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